Antonio Ligabue L’uomo e il pittore

 

di Alain Chivilò

© Alain Chivilò  – © CSN7NEWS.it

 

Antonio Ligabue. L’uomo e il pittore

 

L’artista Antonio Ligabue è stato un personaggio mediatico nei decenni successivi alla fine della II guerra mondiale per un approccio primitivo all’arte unico nel suo genere. Inconsapevolmente, per una rappresentazione iconografica pittorica, assieme a una sorta di stravaganza e alienazione, può essere considerato il “van Gogh italiano”. Grazie al collega Renato Marino Mazzacurati, nel 1928, Ligabue uscì dal suo isolamento pittorico e sociale aprendosi a un’evoluzione pittorica e di vita: fu un’amicizia fondamentale dal reciproco rispetto che in quegli anni non aveva mai avuto. Ligabue nacque a Zurigo nel 1899 da genitori italiani. Vi abitò fino al 1919, anno in cui fu espulso dalla Svizzera per turbolenza, arrivando dal patrigno nel comune di Gualtieri in Emilia Romagna. Da questo momento iniziò una decade molto difficile sia per la sua iniziale incapacità comunicativa, sia per una scarsa integrazione con la popolazione del luogo comunque pronta a dargli un aiuto dove possibile. Lungo il Po nella nuova città di residenza, tra le aree golenali e la vegetazione, Ligabue trovò un ambiente amico per creare il suo concetto di Arte. Proprio dagli anni trenta, il contatto con persone positive permise di creare nuove prospettive per la sua vita. Indubbiamente il suo universo non è facile da comprendere ancora oggi, ma negli ultimi anni diverse antologiche stanno contribuendo a una maggiore conoscenza sulla sua vita umana e artistica. In quest’ambito Padova fino al 17 febbraio 2019, ospita all’interno dei Musei Civici agli Eremitani sette sculture, dieci opere su carta ma soprattutto più di settanta dipinti per la mostra “Antonio Ligabue. L’uomo e il pittore”. All’interno di un serrato percorso è possibile ammirare l’iter di «Toni il matto» come lo chiamavano dalle sue parti. Dopo un’interessante carrellata di documenti pubblici ufficiali, una suggestiva sequenza di autoritratti evidenzia come la sua quasi imperturbabile iconografia acquisisca maggiore personalità grazie al mutare dello sfondo naturale alle sue spalle, passando da un’opera a un’altra. Una sorta di omaggio a se stesso utile a comprendere e nello stesso tempo a dialogare con il proprio ego avvolto in un naturalismo sempre amico. Da qui si apre l’universo cromatico e figurativo di Ligabue attraverso i soggetti che l’hanno fatto apprezzare negli anni: il mondo degli animali e i paesaggi agresti. In entrambi la figurazione espressa dalla matrice autodidatta per quel rimando espressivo naif caratterizzato da schiettezza, ingenuità e semplicità, sempre riscontrabile nei suoi lavori, ha permesso a Ligabue di pennellare da un lato mondi interiori, che lentamente hanno preso vita in immagini di animali evidenziando quel sottile e sotteso equilibrio nel lungo infinito rapporto tra vita/morte e dall’altro vedute oniriche di paesaggi incantati grazie alle figurine pubblicate dalla Liebig, che sempre apprezzò e ricercò. La sequenza delle opere a Padova è coinvolgente e permette di comprendere a pieno l’indicazione dell’amico Mazzacurati dove si può trovare nelle opere di Ligabue “quella magia che alcuni riescono talvolta a captare nel cosmo e a trasmettere agli altri al di la di spazio e tempo”.

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Antonio Ligabue L’uomo e il pittore, Padova. Foto di Alain Chivilò

 

Antonio Ligabue L’uomo e il pittore, Padova. Foto di Alain Chivilò