Alain Chivilò, classe ’69, ha iniziato la sua formazione artistica attorno a un mondo figurativo di matrice post-impressionista, elaborato da un gruppo di artisti moderni che hanno operato tra le due guerre mondiali del Novecento. La ricerca di Chivilò si svolge tra Ottocento, Avanguardie, Arte Moderna e Contemporanea. È un curatore, critico e scrittore d’arte contemporanea italiano con base a Milano e Venezia. Nella città della Serenissima probabilmente è tra gli ultimi, come direttore artistico, a difendere un gruppo di maestri del diciannovesimo secolo conosciuti per aver esplorato la natura, i paesaggi e i ritratti (Marco Novati, Eugenio Da Venezia, Neno Mori, Carlo Dalla Zorza, Fioravante Seibezzi, Gigi Candiani, Aldo Bergamini, Mario Varagnolo per esempio). In questo contesto le monografie artistiche “Marco Novati Volti Vissuti” e “Gigi Candiani Atmosfere Rarefatte” hanno dato il via a un dibattito sull’importanza di questi artisti figurativi nella storia dell’arte italiana moderna. Ha studiato storia dell’arte ed economia aziendale ovviamente all’università, ma non ama scrivere queste qualifiche con la famosa abbreviazione di dr o simile (dottore, phd, doctor, ecc). Come giornalista free lance, accreditato presso l’Ordine nazionale dei Pubblicisti, sta scrivendo per le più importanti riviste italiane. Durante la sua carriera ha intervistato i più noti artisti internazionali quali per esempio Sir Anthony Caro, Marc Quinn, Shozo Shimamoto, Hermann Nitsch, Jacques Villeglé, Fabrizio Plessi, Gianni Berengo Gardin, Riccardo Licata, Eugenio Carmi, Rabarama, Achille Perilli, Luca Alinari, Alberto Biasi, Omar Galliani, Xu Deqi, Helidon Xhixha, Marc Quinn e molti altri. Nel 2017, una selezione di tutti questi contatti artistici fondamentali sono stati pubblicati nel libro: “Tracce Segni Macchie Bruciature Concetti Scatti Tagli Buchi”. Fondamentali sono state anche le collaborazioni con critici italiani che operano da diversi anni anni a livello mediatico. Diversi sono i luoghi cui Alain Chivilò collabora organizzando principalmente mostre personali. Contro il discredito spesso perseguito nel mondo artistico, anche a livello gratuito, è proattivo verso una filosofia basata sulla creazione e ideazione. Attualmente cerca di valorizzare talenti dell’arte, che possano evidenziare contenuti veri e non banali, non dimenticando mai coloro che hanno già tracciato fondamentali iter espressivi. Il suo motto è: porre sempre prima gli artisti grazie alle rispettive creazioni artistiche, unitamente a una ricca semplicità.