Burri e la Materia

 

di Alain Chivilò

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Burri e la Materia

 

Alberto Burri è stato un’artista che ha creato lungo la sua ricerca, uno stile che appare oggi contemporaneo, rispetto al periodo in cui visse. L’utilizzo di materiali come i sacchi, le combustioni, i catrami, la plastica determinano un nuovo modo di esprimere l’arte, creando nuovi rapporti tra la forma, lo spazio e il colore. Dopo trentasei anni le opere dell’artista di Città di Castello ritornano a Venezia in un interessante esposizione che ripercorre le principali tappe del Maestro. Burri la pittura, irriducibile presenza” è il titolo che oltre a racchiudere l’iter espositivo, testimonia un pensiero biografico inerente alla sua arte. Una cinquantina circa di opere, fruibili senza pagare un biglietto d’ingresso, permettono al visitatore di apprezzare a pieno una ricerca anticipatrice e caratterizzante l’evoluzione di una società, verso sensibilità rivolte alla matericità e alla sperimentazione. I cicli di Catrami e Muffe (1948), Sacchi (1949, 50), Gobbi (1950), Combustioni (1953), Legni (1955), Ferri (1958), Plastiche (1960), Cretti (1970) per arrivare ai Cellotex, sono passaggi di un’arte che doveva sconfinare da quanto creato fino a quegli anni grazie all’utilizzo di nuovi materiali: una pittura, se vogliamo, diversa ma allo stesso tempo espressiva di una volontà di superare la barriera dell’oltre. Fino al 29 luglio, l’Isola di San Giorgio Maggiore, negli spazi della Fondazione Cini di Venezia griffa la kermesse della Biennale di Venezia con un’esposizione unica, perché consente di verificare nuovamente la creatività di Burri, riconosciuta in tutto il mondo tra le massime espressioni artistiche italiane dal dopo guerra.

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