Freespace, Biennale Architettura 2018. Focus Padiglioni.

 

di Alain Chivilò

© Alain Chivilò  – © CSN7NEWS.it

 

Freespace, Biennale Architettura 2018. Focus Padiglioni.

 

Siamo giunti alle ultime tre settimane utili a una visita da dedicare alla sedicesima edizione, della Biennale Architettura di Venezia. Come consuetudine, alla massiccia campagna comunicativa nelle prime fasi durante l’apertura, nei successivi sei mesi l’evento vive di forza propria. In questa fase finale diventa dunque necessario ri-focalizzare, prima della chiusura prevista per il 25 novembre 2018, alcune visioni espositive. La tematica Freespace titolo della kermesse ha permesso, grazie all’utilizzo del termine libero, di spaziare in modo autonomo e creativo in una possibile definizione di qualcosa che volutamente non ha confini. Se tale aspetto potrebbe essere in contraddizione con l’Architettura che delimita in qualche modo lo spazio, le curatrici Farrell e McNamara hanno invece voluto offrire libera opportunità, permettendo alla natura di vivere attraverso progetti atti a sinergie tra uomo e ambiente. Nel visitare i ventuno Padiglioni nella storica sede dei Giardini, si entra in dimensioni uniche all’interno delle quali ogni nazione coinvolta ha cercato di fornire una risposta, o meglio, una possibile soluzione. Il padiglione Francia, Infinite Places – Building or Making Places, pone l’attenzione su dieci luoghi francesi che dall’abbandono sono diventati un’altra casa per cittadini attraverso ambientazioni particolari: un puzzle vitale dove le pareti vivono grazie all’oggettistica appesa sopra ai progetti. Un’ulteriore dimensione sociale viene proposta dall’Egitto che, da un ipotetico caravanserraglio, consente l’occupazione di strade e piazze a venditori di ogni sorta con i più disparati oggetti. Tutt’altra impostazione è stata data al Padiglione di Finlandia, Norvegia e Svezia con il concept “Another Generosity”, in cui l’ecologia è rappresentata in grande scala da organismi unicellulari simbolo di evoluzione, procreazione e vita. La Romania invece con un’altalena, nel cortile dei divertimenti, permette al visitatore tra i diversi giochi presenti d’impossessarsi dello spazio libero facendoci riflettere sulle cause e gli effetti di tale utilizzo spaziale, mentre Brasile e Germania trattano la dimensione dei confini. Se nel primo dieci mappe collegano la nazione carioca con il mondo, attraverso molteplici significati e possibili linee per unire il grande spazio brasiliano, nella Germania tutto parte dal concetto di separazione sorto con il muro di Berlino, in cui divisione e unificazione lungo sequenze di blocchi neri evidenziano fatti e storie. Da come si evince, la narrazione potrebbe porre all’attenzione ulteriori padiglioni ma, ogni nazione ha cercato di far interagire, riflettere e testimoniare ogni realtà locale per un’architettura testimone delle complessità, utopie, fattibilità suddivise tra progettazione e spazi liberi. In sintesi, tutti gli architetti coinvolti propongono un’idea futuribile in libertà per spazi sinergici alla vita nel pianeta Terra.

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