L’impressione è in mostra a Padova

di Alain Chivilò

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Ventuno anni sono oramai trascorsi dalla prima mostra di Fondazione Bano all’interno del prestigioso Palazzo Zabarella a Padova. La retrospettiva su Maurice Utrillo nella lontana primavera del 1997 aprì a un percorso culturale che ha posto in evidenza periodi diversi della storia dell’arte. Oggi, nel 2018, le nobili sale ospitano una selezione di opere provenienti dalla collezione danese Ordrupgaard. L’omonimo museo di Copenaghen ha concesso alla città del Santo, per una ristrutturazione, dopo le esposizioni in Canada e Francia capolavori divisi tra Ottocento, Impressionismo e Divisionismo. La collezione nacque negli anni della Grande Guerra quando l’assicuratore e banchiere Wilhelm Hansen (1868-1936) assieme alla moglie Henny iniziarono a comprare opere degli Impressionisti Francesi, arricchendo così la sua raccolta di opere danesi. Dal 1916 al 1918 riuscirono ad acquisire lavori molto importanti ottenendo il titolo di migliore collezione impressionista al mondo. Purtroppo nel 1922, dopo soli cinque anni dall’apertura al pubblico ogni lunedì, il fallimento della Landmandsbanker coinvolse Hansen costringendolo a smobilizzare i quadri acquistati da poco. Tutto non andò perduto perché nella successiva stabilità economica ritrovata, decise di ricostruirla andando a caccia di opere nuove e vecchie (ex proprietà). Fino al 1931 si prodigò in ricerca e acquisizioni, ma la donazione della sua collezione alla Danimarca, da parte della moglie Henny, avverrà solo dopo la sua morte. “Gauguin e gli Impressionisti. Capolavori dalla collezione Ordrupgaard” è il titolo indicato a questa prestigiosa raccolta. Fino al 27 gennaio 2019 è possibile ammirare opere di artisti che hanno fatto l’arte, gravitando sul nome di Gauguin. In riferimento a quest’ultimo maestro sono esposte nell’ultima sala del percorso di visita ufficiale otto opere, quindi il titolo dato dai curatori non deve trarre nell’erronea convinzione che si tratti anche di una sua piccola retrospettiva. A tutti gli effetti, la collezione Ordrupgaard è il soggetto principale della mostra attraverso un percorso racchiuso in nove sezioni dal rimando prettamente storiografico. L’opera di Ingres “Dante che offre la Divina Commedia a Omero” apre l’esposizione passando alle successive con Delacroix, Daumier, Corot (otto lavori), Courbet (sei lavori), Sisley, Pissarro, Monet (quattro dipinti tra cui “Il ponte di Waterloo, nuvoloso” datato 1903), Boudin, Degas, Cézanne, Morisot, Manet, Renoir e Matisse. Un elenco altisonante per una collezione che, sebbene abbia dovuto ricostituirsi, ha inserito opere mirabili dalla qualità molto alta, evidenziando un’evoluzione pittorica che dall’Ottocento attraverso i suoi interpreti ha generato il movimento Impressionista. Una sequenza dalla qualità indubbia, dove ognuno con il suo stile e il personale tratto distintivo ha rappresentato un paesaggio e una realtà sociale in evoluzione. Infatti negli anni ogni singolo maestro si modifica tendendo a una maggiore gestualità per un figurativo che si libera, con tutti i distinguo del caso, verso un pre informale. A Palazzo Zabarella ogni dipinto è ricco di patos e proprio per questo motivo, il visitatore è trasportato oniricamente sala dopo sala in paesaggi, marine, ritratti, strade cittadine e interni sempre d’effetto e dall’alta liricità.

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Paul Gauguin Ritratto di giovane donna, Vaite – Jeanne – Goupil, 1896, Olio su tela, 75×65 cm. Ordrupgaard, Copenhagen © Ordrupgaard, Copenhagen. Photo Anders Sune Berg