Mario Arlati Colore vitale

 

di Alain Chivilò

© Alain Chivilò

 

L’Arte Contemporanea può dialogare con il passato? Entrando nello specifico, le rappresentazioni artistiche dei nostri tempi possono essere avvicinate a lavori di secoli passati? La risposta è affermativa solo se l’accostamento delle opere propone, nella dissonanza temporale, un unicum concettualmente valido. A Milano, fino al 23 gennaio, la mostra “Potenza del colore” dimostra come i lavori del Maestro Mario Arlati (Milano 1947) diventino sentieri artistici per un colloquio con opere antiche degli ultimi cinquecento anni. Un progetto che nella sede di Banca Generali Private Banking unisce opere della Collezione Giorgio Baratti, affermato antiquario di livello internazionale, con lavori dell’ultima decade di Arlati attraverso la dinamicità, l’esperienza e il savoir-faire di uno dei più importanti mercanti d’arte d’Italia Stefano Contini, dell’omonima Galleria. Dunque, nelle sale di Piazza S. Alessandro si apre una nuova prospettiva di ricerca museale che Banca Generali, nelle figure istituzionali dell’amministratore delegato Piermario Motta e del Coodirettore Generale Gian Maria Mossa, pone all’attenzione del tessuto culturale nazionale, permettendo d’implementare nuove riflessioni e approcci tra la contemporaneità e il passato dell’arte. Una calibrata e colta esposizione che gravita intorno a un sostantivo maschile denominato colore. A livello enciclopedico esso rappresenta una sensazione e percezione visiva che i fotorecettori della retina inviano al cervello, attraverso radiazioni elettromagnetiche di determinate lunghezze d’onda. Ma in riferimento al mondo dell’Arte cosa significa? In due parole il termine implica emozione e passione, o meglio una musicalità che caratterizza ognuno di noi, come le onde per il mare senza le quali non esisterebbe. Come affermava Sam Francis “i colori sono messaggeri stellari. Un caos perfetto è la sola perfezione possibile. Il colore è un incendio dell’occhio”. Dunque le forme cromatiche rappresentano per Mario Arlati un costante studio che, dal significante, s’immergono in luminosità tipiche baleari care a Eivissa anche attraverso la tecnica dei “trapos”:  superfici di stracci dove il colore interpreta la forma degli stessi ingentilendola nella stesura. Dal figurativo, più di quarant’anni fa il Maestro trova la sua dimensione artistica in un informale pastoso. Una matericità graffiante che nelle diverse cromie trasporta ognuno di noi in galassie sonore. Il colore diventa un linguaggio comune che nell’esposizione milanese dialoga, si confronta e si assimila con opere di artisti quali Carlo Cignani, Guido Reni, Antoine Van Dyck, Marco Ricci, Luca Forte e altri. La gestualità di Arlati, dunque, preannuncia il disegno, mentre le semplici geometrie prive di forma si autoalimentano nella certezza del gesto. Lo spessore della materia si crepa e si graffia in differenti tonalità dove per esempio il nero è in sintonia con i vasi di fiori e le nature morte, i bianchi con le figure e gli edifici, mentre linee cromatiche diverse si assorbono nei colori delle nature silenti. Il simbolo pittorico che unisce il credo di Mario Arlati con la storia dell’Arte si idealizza nell’opera di Cignani, “Giuseppe e la moglie di Putifarre”, dove il manto rosso a destra in basso in diagonale al nero in alto a sinistra, nei due opposti prospettici, riassumono tutta l’evoluzione coloristica e materica giunta alla nostra contemporaneità, che il Maestro ha fatto propria in un unicum compositivo.

 

Pdf: ArtStyle Winter 2014-15_Mario Arlati_Il colore è vita_by Alain Chivilò